Underoath

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Provenienza:

Tampa, Florida, U.S.A.

Line-up:
Spencer Chamberlain (voce)
Aaron Gillespie (batteria, voce)
Tim McTague (chitarra)
James Smith (chitarra)
Grant Brandell (basso)
Chris Dudley (tastiera)

Otto anni di carriera. Otto anni in cui gli Underoath hanno saputo, con passione e dedizione, individuare una propria strada nell’affollatissimo panorama screamo-pop mondiale, assumendo sempre più un ruolo di massimo rilievo, giustamente ripagato dal successo internazionale di “They’re Only Chasing Safety”.
Proprio in seguito all’acquisizione di fama mondiale erano in molti ad avere dei dubbi sulla capacità della formazione di emozionare nuovamente, di stupire.

Dopo aver ascoltato anche questa loro ultima fatica, “Define The Great Line”, si può però affermare con sicurezza che non c’era nulla di più errato in quelle preoccupazioni. “Define The Great Line” rappresenta l’ennesimo cambio di direzione, l’ennesima variazione stilistica intrapresa dalla band, la quale abbandona le melodie più orecchiabili e pop del disco precedente per dedicarsi a sfuriate metalliche di sottofondo ad un misto di melodie ed urla che accentuano maggiormente l’aggressività delle nuove composizioni.
Le chitarre maneggiate dal duo Smith/McTague vengono violentate, maltrattate, ed impartiscono alla canzone un ritmo ed un incedere al limite della schizofrenia. Grande spazio è dato anche alle parti strumentali coadiuvate da quella componente elettronica che è ormai caratteristica del suono del sestetto americano e che rende ancor più cupe e sofferenti le atmosfere.

Ad aggiungere ulteriore valore al disco ci pensa poi la grandissima prestazione del cantante Spencer Chamberlain, aiutato nelle parti melodiche dal batterista Aaron Gillespie. La sua è una voce acida, aggressiva, emozionale, che a tratti si culla in dolci melodie per poi stordire e frastornare con urla strazianti, le urla di un’ anima solitaria alla ricerca della speranza e della pace interiore in attesa del proprio destino.